Usignolo confuso,
giunto allo stremo
di un ripasso ingiusto,
cercasti gemme,
ma sol t’accolsero
cortecce spoglie
e il vento grigio
di un febbraio mesto.
Dai coppi innevati
del camposanto
languivi immobile
e l’ugola inutile
non destò il marmo
che segnò il tempo,
né le ossa scalfite
dal gelo umido.
Innesco anzitempo,
nel punto morto
smettesti il canto
e nebbia esalando
dagli ultimi fiati
ti spengesti piano
oltre le gocce
sul davanzale.
Con tinte fosche
di cupo scroscio,
si vestì il vespro
e malcontento
allungò il passo
quando financo
del clima mite
dissolse il ricordo.
(Fonte: heartattack.cc)
Certi giorni a forza devi
sottacere gesti irrequieti
che scalciano e baciano
e trattenere la smania
di gambe a perdifiato.
Raccogli forte le ginocchia
sul bordo del gradino,
quasi un trampolino
di carpiati strali
scagliati nell’abisso.
Pesa il moto ondoso
plumbeo grigio muto
che ti rovesci dentro,
la risacca feroce
che t’annega il pneuma.
Al confine del respiro
oltre il diaframma tremulo
t’abbraccio salice
e a palmi asciugo i fiotti
della tua rugiada salata.
(Fonte: heartattack.cc)

